SVIZZERA – In risposta all’aggravarsi delle tensioni belliche tra Stati Uniti, Israele e Iran, il Consiglio federale svizzero ha riaffermato oggi il proprio impegno verso la neutralità integrale, gestendo con estremo rigore le richieste di transito nello spazio aereo nazionale. L’Esecutivo ha analizzato diverse istanze di “diplomatic clearances” per aeromobili militari statunitensi, operando una distinzione netta basata sullo scopo del volo. Mentre sono stati autorizzati due trasporti logistici e un volo di rientro dopo manutenzione tecnica, Berna ha posto un fermo diniego a due missioni di ricognizione previste per il 15 marzo 2026. Questa scelta non è solo un atto amministrativo, ma un segnale politico preciso: la Svizzera non permetterà che il proprio cielo diventi un corridoio operativo per scopi bellici diretti, garantendo l’applicazione dei trattati internazionali che vietano il sostegno militare alle parti in conflitto.
Decisioni strategiche e criteri di sorvolo nel conflitto in Medio Oriente
Il quadro normativo stabilito per il futuro definisce linee guida ferree per l’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC) e i dipartimenti coinvolti (DFAE, DDPS e DEFR). Le autorizzazioni annuali già concesse agli Stati Uniti restano valide solo per voli di Stato ordinari, escludendo categoricamente qualsiasi operazione che possa configurarsi come supporto tattico o strategico nel teatro mediorientale. Il Consiglio federale ha però chiarito che la solidarietà umanitaria resta una priorità: i voli destinati al soccorso medico, al trasporto di feriti o a scopi puramente umanitari riceveranno sempre il via libera. Attraverso questo bilanciamento, la Confederazione Svizzera mira a preservare la propria sovranità e il ruolo di mediatore imparziale, evitando di essere trascinata nelle dinamiche di un conflitto globale che minaccia la stabilità internazionale, mantenendo al contempo aperti i canali necessari per la gestione delle emergenze civili.














