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La Svizzera guida la lotta contro le armi chimiche

SVIZZERA – Il prossimo luglio segnerà una svolta storica per la sicurezza internazionale: l’ambasciatrice Sabrina Dallafior assumerà la direzione dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC). Prima donna a ricoprire questo incarico, Dallafior vanta una carriera iniziata nel 2000 nel corpo diplomatico svizzero e consolidata da tre anni cruciali alla Conferenza sul disarmo di Ginevra. La sua nomina arriva in un momento di estrema tensione geopolitica, dove l’uso di sostanze tossiche letali è tornato a colpire indiscriminatamente in scenari come la Siria e l’Ucraina. La sfida principale sarà mantenere l’integrità delle convenzioni internazionali mentre Stati Uniti, Cina e Russia competono per l’egemonia globale, mettendo a rischio i finanziamenti alle agenzie multilaterali nate dopo il secondo conflitto mondiale per prevenire escalation chimiche devastanti.

Sabrina Dallafior è la prima donna al vertice dell’OPAC: una nomina storica per la diplomazia globale

L’agenda della nuova direttrice dovrà affrontare minacce tecnologiche senza precedenti. Oltre al monitoraggio dei depositi esistenti, Dallafior dovrà contrastare la proliferazione di armi chimiche per mano di attori non statali e gruppi terroristici, oggi facilitati dall’accesso a droni e intelligenza artificiale. Il Consiglio Federale ha accolto con favore la sua elezione tra undici candidati qualificati, vedendovi un riconoscimento della competenza svizzera nel controllo degli armamenti. L’OPAC, nata per rendere operativo il trattato del 1997 che mette al bando i gas nervini e il mostarda, si trova oggi a dover evolvere per intercettare i nuovi vettori d’attacco digitali e fisici. La leadership di Dallafior sarà dunque fondamentale per ribadire il divieto assoluto di armi chimiche in un mondo dove la tecnologia rischia di rendere nuovamente invisibili e letali le minacce del passato.

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