EUROPA – Il distacco politico e militare degli Stati Uniti dall’Europa, già profetizzato da Luigi Einaudi nel 1954 e oggi cristallizzato nella National Security Strategy americana del 2025, impone all’Unione una riflessione profonda sulla propria sopravvivenza. Se i singoli Stati sono “polvere senza sostanza”, incapaci di sostenere i costi di una difesa autonoma, la risposta non può essere solo industriale. Come suggeriva De Gasperi, la difesa deve essere un “corpo morale”: una scuola di virtù civili capace di generare una mentalità europea di massa. Oggi, mentre Germania, Francia e i paesi nordici reintroducono modelli di reclutamento, emerge l’urgenza di trasformare queste iniziative nazionali in un progetto unitario.
Verso una stabilità strategica tra autonomia e coesione
L’idea di una leva europea coordinata rappresenta il passaggio fondamentale per costruire una vera autonomia strategica. Non si tratta solo di colmare le carenze organiche degli eserciti, ma di istituire un “Erasmus della difesa” dove i giovani, sotto un’unica bandiera stellata, diventino testimonianza visibile di coesione e deterrenza. In questo scenario, l’Italia può giocare un ruolo leader: la stabilità politica attuale permette di superare i particolarismi per promuovere una visione dove la sicurezza non sia una sovrastruttura burocratica, ma un’esperienza condivisa. Unire le nuove generazioni in un impegno comune è l’unico modo per evitare che l’Europa scompaia tra le pieghe della storia.














