MONDO – L’India ha assunto ufficialmente la presidenza dei BRICS, succedendo alla Russia in un momento cruciale per gli equilibri geopolitici mondiali. Con un gruppo allargato a undici nazioni ā tra cui giganti energetici come Arabia Saudita, Emirati Arabi e Iran ā il blocco rappresenta oggi il 41% del PIL globale (PPA), superando ufficialmente la forza economica del G7. Il programma di New Delhi, guidato dal ministro S. Jaishankar, si focalizza sulla “costruzione della resilienza e dell’innovazione”, ponendo l’India come mediatore strategico tra l’Occidente e il blocco eurasiatico. Nonostante le pressioni di Washington e le minacce di dazi dell’amministrazione Trump, l’India riafferma la propria autonomia strategica, promuovendo corridoi infrastrutturali come l’INSTC e l’IMEC, e consolidando l’uso delle monete locali per proteggere il commercio dalle sanzioni e dalla “finanza come arma”.
New Delhi punta su resilienza e Sud Globale per superare l’egemonia del dollaro
L’obiettivo della presidenza indiana per il 2026 ĆØ trasformare i BRICS in una piattaforma economica concreta, lontana dalle contrapposizioni ideologiche. La strategia si articola su tre pilastri: il potenziamento dell’economia reale e digitale, il rafforzamento della New Development Bank (NDB) attraverso l’accordo con l’Islamic Development Bank, e una riforma radicale della governance globale. Mentre gli Stati Uniti adottano politiche protezionistiche e unilaterali, il Sud Globale cerca stabilitĆ attraverso il multilateralismo. In questo scenario, i BRICS non si pongono come semplici rivali dell’Occidente, ma come un “correttivo necessario” verso un ordine multipolare. Per l’Unione Europea, restare alla finestra senza dialogare con questa nuova realtĆ economica, che controlla oltre il 50% della capacitĆ energetica mondiale, rappresenterebbe un rischio di isolamento commerciale e politico senza precedenti.













