ECONOMIA – Il panorama industriale svizzero apre il 2026 con un segnale di resilienza: il Raiffeisen Purchasing Manager Index (PMI) ha invertito la rotta, salendo a 50.2 punti e riportando l’attività aziendale in zona espansione. Questo risultato, superiore alla soglia critica dei 50 punti, è stato trainato da un’inaspettata tenuta durante il mese di gennaio, solitamente caratterizzato da una flessione più marcata. La spinta decisiva arriva dal comparto dell’export, rinvigorito dalla distensione commerciale con gli Stati Uniti, dove il recente taglio dei dazi dal 39% al 15% ha agito da catalizzatore per l’ottimismo. Mentre il mercato europeo rimane in una fase di stagnazione, quattro delle cinque sottocomponenti dell’indice mostrano un miglioramento, segnalando che la fiducia delle imprese sta gradualmente superando le incertezze globali.
Doppia strategia
Per contrastare la volatilità economica, le PMI svizzere stanno adottando una doppia strategia orientata alla crescita e alla sostenibilità operativa. Da un lato, le aziende orientate all’esportazione stanno accelerando la conquista di nuovi mercati di sbocco, sfruttando i corridoi commerciali più favorevoli oltreoceano; dall’altro, le imprese focalizzate sul mercato interno stanno investendo massicciamente nell’aumento dell’efficienza e nell’ottimizzazione dei costi. Nonostante l’attenzione rigorosa ai margini, il settore dimostra una notevole solidità strutturale: i tagli al personale non rappresentano attualmente una priorità, indicando una volontà comune di preservare il know-how interno. L’approccio pragmatico delle PMI sta trasformando la prudenza in un vantaggio competitivo, gettando le basi per una stabilità duratura nel corso dell’anno.













