ECONOMIA – Il recente stop del Parlamento europeo all’accordo UE-Mercosur, con il rinvio del testo alla Corte di Giustizia Europea, congela una trattativa attesa da oltre 25 anni, generando costi economici immediati e tangibili. In assenza dell’intesa, le imprese europee continueranno a sostenere un esborso per dazi doganali stimato in oltre 4 miliardi di euro l’anno solo nel settore industriale. Senza la rimozione progressiva del 91% delle tariffe prevista dal trattato, settori chiave come l’automotive (dazi al 35%), i macchinari (14-20%) e il comparto agroalimentare (vini e formaggi fino al 35%) restano penalizzati dalle barriere Most-Favoured-Nation. Oltre al peso dei dazi, la mancata semplificazione delle procedure doganali e dei costi di conformità mantiene i prezzi dell’export europeo elevati, riducendo drasticamente la marginalità dei produttori rispetto ai competitor globali.
Analisi dei costi diretti e indiretti tra dazi doganali e perdita di competitività
L’impatto più critico riguarda tuttavia i “costi opportunità” e la perdita di competitività strategica nel lungo periodo. Il congelamento dell’accordo sottrae all’economia europea una crescita del PIL stimata in 77 miliardi di euro entro il 2040 e impedisce un incremento delle esportazioni verso il blocco sudamericano che avrebbe potuto raggiungere il 50%. Mentre l’Europa attende il verdetto legale, atteso non prima di due anni, spazi di mercato cruciali rischiano di essere occupati da partner come Cina e Stati Uniti. La persistenza di barriere commerciali non solo frena l’occupazione nei settori orientati all’export, ma indebolisce la sicurezza economica dell’Unione, lasciando le imprese comunitarie in una posizione di svantaggio strutturale in uno scacchiere geopolitico sempre più frammentato.












