EUROPA – Il commercio moderno accelera e segna il miglior dato dal 2019: secondo il Centro studi Confimprese, in collaborazione con Global Strategy, il 2026 vedrà l’apertura di quasi 6.000 nuovi punti vendita. Questa espansione, in crescita del 6% rispetto all’anno precedente, coinvolge la quasi totalità degli associati (97%) e promette di generare almeno 35.000 posti di lavoro. Mario Resca, presidente di Confimprese, sottolinea come il settore retail stia dimostrando una vitalità straordinaria, trainata dalla volontà delle catene di presidiare il territorio in modo capillare. Tuttavia, questa ondata di ottimismo deve fare i conti con un paradosso occupazionale: nonostante la forte domanda di personale, il settore soffre attualmente di una carenza strutturale di circa 10.000 addetti, rendendo difficile il completamento degli organici per i nuovi store.
Confimprese annuncia 35mila posti di lavoro, ma mancano all’appello 10mila addetti
La mancanza di figure professionali rappresenta oggi il principale freno a una crescita che potrebbe essere ancora più impetuosa. Le imprese del retail si trovano a dover gestire un mismatch tra domanda e offerta di lavoro che richiede nuove strategie di reclutamento e formazione. Nonostante le difficoltà nel reperimento di talenti, il piano di aperture riflette una fiducia solida nei consumi e nella redditività dei negozi fisici, che tornano a essere centrali nelle strategie omnicanale. L’integrazione tra esperienza in store e digitale resta la chiave per attrarre i consumatori, ma la sfida del 2026 sarà colmare il vuoto occupazionale per garantire la qualità del servizio. La dinamicità del comparto resta comunque il motore principale per il rilancio dei centri urbani e dei poli commerciali, confermando il retail come pilastro dell’economia nazionale.
















