SVIZZERA – Il sistema fiscale svizzero si trova a un bivio storico. Al centro del dibattito c’è la tassazione individuale, una riforma che mira a scardinare il modello attuale in cui i redditi dei coniugi vengono sommati, spingendo molte coppie in aliquote di progressione molto elevate. Oggi, circa 670.000 coppie sposate subiscono la cosiddetta “penalizzazione del matrimonio“, pagando sensibilmente più tasse rispetto ai conviventi con lo stesso reddito. Ma il problema non è solo statistico, è strutturale: l’imposizione congiunta funge da disincentivo al lavoro per il secondo reddito (spesso femminile). Quando ogni franco guadagnato in più finisce in una fascia fiscale superiore, aumentare la percentuale di occupazione diventa economicamente poco conveniente. L’obiettivo della nuova legge è chiaro: dare più forza lavoro al mercato rendendo finanziariamente attrattivo l’impiego per entrambi i partner.
Verso il voto del marzo 2026: visioni politiche a confronto
Il percorso legislativo è però tutt’altro che in discesa. Sebbene il Parlamento abbia approvato nel 2025 sia l’iniziativa delle Donne PLR sia un controprogetto governativo, l’opposizione resta agguerrita. Da un lato, il blocco composto da PLR, PS, Verdi e Verdi liberali spinge per il cambiamento; dall’altro, Il Centro e l’UDC temono un aggravio burocratico e una rottura dei valori tradizionali, tanto da aver promosso referendum contro la nuova legge. La data cruciale sarà l’8 marzo 2026, quando i cittadini svizzeri decideranno il futuro della Legge federale sull’imposizione individuale. Resta però un’alternativa sul tavolo: l’iniziativa del Centro, che propone modelli di splitting o calcoli ibridi per eliminare la disparità fiscale senza però stravolgere il sistema congiunto. Se la legge sull’imposizione individuale dovesse cadere, il 2026 si preannuncia come un anno di votazioni a catena che ridisegneranno il portafoglio delle famiglie svizzere.












