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Rischio retromarcia: l’UE valuta la revisione dello stop ai motori termici

IMPRESA – L’ambizioso stop alla vendita di auto e furgoni a motore termico fissato per il 2035, pilastro centrale del pacchetto clima Fit for 55, è ora seriamente in discussione a Bruxelles. A sollevare dubbi in modo autorevole è stato Mario Draghi, il quale ha dichiarato che gli obiettivi di decarbonizzazione per il settore automobilistico si basano su “ipotesi che non sono più valide”. Secondo l’ex premier, la scadenza del 2035 doveva innescare un “circolo virtuoso” di infrastrutture di ricarica, investimenti e innovazione che, di fatto, non si è mai concretizzato. Draghi ha evidenziato come l’installazione dei punti di ricarica debba accelerare di 3-4 volte nei prossimi cinque anni, in un contesto in cui il mercato dei veicoli elettrici è cresciuto più lentamente del previsto, i modelli rimangono costosi e le catene di fornitura europee sono frammentate. Un quadro critico che rende l’obiettivo “irrealizzabile” e rischia, come monito l’ex presidente della BCE, di regalare quote di mercato “soprattutto alla Cina“. La transizione verde europea rischia quindi di bloccarsi per mancanza di preparazione e di infrastrutture adeguate, costringendo l’Europa a ripensare una parte fondamentale della sua strategia climatica.

L’obiettivo del 2035 “irrealizzabile”

La critica di Draghi non è isolata, ma si inserisce in un dibattito acceso che vede governi e industrie premere da mesi per una revisione delle regole. La Commissione Europea, con la presidente Ursula von der Leyen sotto pressione da parte del PPE e di Berlino, ha promesso di “concludere la revisione il più rapidamente possibile”, con una proposta legislativa attesa per l’inizio del 2026. Sebbene la linea ufficiale di Bruxelles resti quella delle emissioni zero entro il 2035, sul tavolo delle trattative sono emerse diverse ipotesi di flessibilità. Tra queste spiccano l’adozione della neutralità tecnologica – aprendo potenzialmente la strada a e-fuel, biocarburanti e ibridi plug-in – la creazione di un segmento dedicato alle piccole auto elettriche, e una possibile deroga per le flotte aziendali, che costituiscono il 60% del parco veicoli europeo. Anche l’Anfia (Associazione nazionale filiera automobilistica) spinge per “proposte concrete”, chiedendo una proroga di almeno cinque anni per l’adeguamento al 2035 e un piano serio per la decarbonizzazione del parco circolante, che in Europa conta 250 milioni di veicoli con un’età media superiore ai 12 anni. La revisione in corso è cruciale e determinerà la futura direzione della mobilità europea.

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