SANREMO, ITALIA – C’è un momento, ogni febbraio, in cui mi riscopro bambina. È quando parte la sigla della prima serata del Festival di Sanremo. Avevo dieci anni la prima volta che l’ho guardato davvero, seduta sul divano con i grandi, e da allora non ho mai smesso. Ho attraversato gli anni d’oro degli Ottanta, le grandi voci, le canzoni che restavano nella memoria collettiva. E forse è proprio per questo che oggi guardo Sanremo con un occhio più severo: pretendo professionalità, interpretazione, sostanza musicale. Lo ammetto: faccio fatica a entrare nel mondo di questi giovani artisti amatissimi e seguitissimi su Instagram, pieni di follower e di hype. Non è vecchiaia, è solo un diverso modo di ascoltare. Amo la musica, amo il talento vero, anche quello giovane, seguo i talent, ma ho bisogno che una canzone mi dica qualcosa, che mi resti addosso.
Le promozioni della serata
Tra le note più convincenti metto senza esitazioni Michele Bravi: elegante, professionale, con un brano che profuma di classicità. Uno di quelli che sale sul palco sapendo esattamente cosa sta facendo. Per me, promo piena. Bene anche Mara Sattei: senza infamia e senza lode, ma una bella interpretazione e una canzone discreta che scorre via piacevolmente. Arisa resta, come sempre, un gradino sopra molti altri per presenza vocale. Però il brano… troppo, troppo costruito. Lei immensa, la canzone meno.Ho un debole per Tommaso Paradiso e continuo ad apprezzarlo, ma questa volta l’ho trovato “buono”, non però il Tommaso Paradiso che mi ha fatto innamorare in passato.
Freschezza, stile e qualche sorpresa
Una menzione speciale per la prima serata va a Elettra Lamborghini: arriva a Sanremo con la sua consueta freschezza e simpatia, propone il classico pezzo orecchiabile che probabilmente canteremo tutti per i prossimi sei mesi con coreografia piumata a ricordo della regina Raffa. Ma voglio sottolineare l’eleganza del look nero e oro firmato Tony Ward: raffinato, sorprendente, molto riuscito. Mi ha incuriosito positivamente Fulminacci: lo conoscevo solo di nome, ma ho trovato interessante sia l’interpretazione sia la canzone. Una bella scoperta.
Fedez–Masini: una coppia che funziona
Vedo bene in finale Fedez e Marco Masini. Diversissimi, certo: Masini ha quella potenza emotiva che ti prende allo stomaco; Fedez, nel suo registro, ha cantato bene, in modo corretto e convincente. Insieme, per me, hanno costruito un grande pezzo.

Tra conferme e piccole delusioni
Un po’ di amaro in bocca per Ermal Meta: interprete solidissimo, voce importante, ma il testo, per quanto commovente, non è nelle mie corde. Molto bene Malika Ayane: professionista impeccabile, con un brano fresco, giovane, radiofonico. Promossa.
Sal Da Vinci è sempre Sal Da Vinci: chi ama il neomelodico trova una certezza.
Più sottotono invece Francesco Renga: buona canzone, ma non tra le sue migliori. E poi c’è tutto il resto: Tredici Pietro, Chiello, Leo Gassmann, LDA, Enrico Nigiotti, Eddy Brock, Saif, Lucè, Bambole di pezza… nomi che, per ora, restano nomi. Anche dopo questa prima serata. Ma resto in ascolto perché Sanremo, a volte, sorprende strada facendo. La classifica provvisoria decisa dalla sala Stampa, Tv e web in ordine casuale premia Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga e Fedez Masini.
In conclusione
Forse è l’età, forse è la memoria musicale che pesa. Forse Tiziano Ferro ospite con il suo medley di vent’anni di successi. Ma continuo a cercare, in questo Festival, quella combinazione magica di voce, melodia ed emozione che mi faceva restare sveglia da bambina. La prima serata mi ha regalato qualche bella conferma e qualche perplessità. Nulla di definitivo: il bello di Sanremo è proprio questo: ti entra piano, sera dopo sera. E io, come da oltre quarant’anni, resto qui. Sul divano. Telecomando in mano. Cuore aperto. Orecchie critiche.













