MONDO – Il Consiglio dell’Unione Europea ha ufficializzato il rinnovo delle sanzioni economiche contro la Russia, estendendo le misure restrittive fino al 31 luglio 2026. Questa decisione conferma la linea della fermezza adottata da Bruxelles in risposta al conflitto in Ucraina, mantenendo in vigore un pacchetto di limitazioni che colpisce settori nevralgici dell’economia russa. Tra i pilastri del provvedimento figurano il blocco delle importazioni di petrolio via mare, l’esclusione di numerosi istituti bancari dal circuito internazionale Swift e il divieto di trasmissione per gli organi di informazione legati al Cremlino, accusati di disinformazione. Parallelamente, il dibattito europeo si concentra sul futuro della rappresentanza diplomatica in eventuali tavoli di pace: la Commissione UE ha aperto agli sforzi bilaterali, come i possibili contatti tra Macron e Putin, sottolineando che ogni iniziativa volta a una pace giusta e duratura sarà accolta con favore, pur senza speculare su chi guiderà ufficialmente i negoziati per conto dell’Unione.
Sanzioni UE alla Russia
Sul fronte diplomatico, riflettori puntati sul ritorno a Mosca di Kirill Dmitriev, rappresentante speciale di Putin e CEO del fondo RDIF, dopo i colloqui avvenuti a Miami con gli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Secondo il portavoce Dmitry Peskov, Dmitriev riferirà direttamente a Putin sugli esiti degli incontri, mirati a raccogliere informazioni sulla strategia preparatoria di americani ed europei. Nonostante l’apertura mostrata da Witkoff, che ha definito la Russia “impegnata per la pace”, resta alta la tensione internazionale. Il senatore statunitense Lindsey Graham ha infatti sollecitato un aumento della pressione su Mosca, proponendo l’invio di missili Tomahawk all’Ucraina qualora Putin non accettasse una soluzione negoziata. Dmitriev, dal canto suo, ha rilanciato con un post simbolico sui social, suggerendo che il prossimo round di negoziati potrebbe tenersi proprio a Mosca, consolidando un asse di dialogo diretto con la nuova amministrazione USA che bypassa, in parte, le rigide posizioni europee.














