STILE – Il 2026 segna il passaggio definitivo del lusso da un modello di espansione quantitativa a uno di rilevanza qualitativa. Se gli anni passati sono stati dominati dall’esibizione, oggi il settore si trova a fare i conti con un “nuovo realismo“. In Cina, cuore pulsante del mercato, il fenomeno del “luxury shame” ha accelerato una metamorfosi senza precedenti: i consumatori urbani fuggono dai simboli di ricchezza troppo rumorosi per rifugiarsi nel cosiddetto quiet luxury. Non si tratta di spendere meno, ma di spendere meglio, privilegiando l’artigianalità discreta, la longevità e una profonda connessione con le radici culturali locali. Questo cambio di paradigma costringe le Maison a trasformare il prodotto in un’estensione dell’identità del cliente, dove il valore non è più urlato dal prezzo, ma sussurrato dalla storia e dal servizio personalizzato.
Settore del lusso 2026: dalla “Logo-mania” al valore identitario
Sul fronte dei mercati, la parola d’ordine è selettività. Gli investitori hanno abbandonato l’ottimismo a pioggia per premiare esclusivamente i brand capaci di mantenere margini solidi e una narrazione coerente. Con la contrazione dei consumatori “aspirazionali” — più sensibili all’inflazione — le strategie virano verso categorie resilienti come il beauty d’alta gamma, la gioielleria come bene rifugio e l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale per un’esperienza d’acquisto iper-sartoriale. Il 2026 non è l’anno della crisi, ma della maturità: un’epoca in cui la competitività si gioca sulla capacità di essere autentici, flessibili e meno dipendenti dalle oscillazioni di un singolo mercato, puntando su un lusso che sia, finalmente, un investimento di senso oltre che di status.













