FOCUS – Shell ha recentemente archiviato un’era secolare, completando una trasformazione che ne ha riscritto il DNA societario. Dopo oltre cento anni di storia trascorsi come entità duale tra Regno Unito e Paesi Bassi, nel 2022 il colosso ha ufficialmente rimosso la dicitura “Royal Dutch“ dal proprio nome, diventando Shell plc. Questo riassetto ha comportato il trasferimento del quartier generale e della residenza fiscale dall’Aia a Londra, una mossa strategica volta a semplificare drasticamente la struttura azionaria e fiscale. Nonostante il distacco formale dalle radici olandesi, il legame con il passato rimane nel celebre logo della conchiglia, simbolo nato nel 1833 dall’attività di import-export di Marcus Samuel.
Dalle radici anglo-olandesi alla nuova identità a Londra
Oggi, una delle storiche “Sette Sorelle” si trova a navigare in un contesto globale segnato da pressioni legali e ambientali senza precedenti. Sebbene una recente sentenza d’appello nei Paesi Bassi abbia annullato l’obbligo di ridurre le emissioni del 45% entro il 2030, il caso ha consolidato il ruolo di Shell come pioniere, volente o nolente, nella giurisprudenza climatica mondiale. La sfida attuale per il gruppo britannico è bilanciare la sua eredità petrolifera con una transizione energetica complessa, mantenendo la competitività sulla borsa di Londra mentre risponde alle crescenti richieste di responsabilità ambientale dei mercati internazionali.














