MERCATI – Le Borse internazionali tornano a tremare sotto la spinta di una fiammata improvvisa e violenta dei prezzi energetici. Nella seduta del 12 marzo 2026, il mercato petrolifero di New York ha registrato una seduta record: il WTI (West Texas Intermediate) ha messo a segno un balzo vertiginoso del 9,67%, attestandosi in chiusura a 95,69 dollari al barile. A Londra, la situazione non è differente, con il Brent che rompe nuovamente la barriera psicologica e tecnica dei tre decimali, schizzando del 9,33% per posizionarsi a quota 100,56 dollari. Questa accelerazione improvvisa riflette il nervosismo degli investitori di fronte a un quadro macroeconomico dove la volatilità è tornata a essere la protagonista assoluta dei listini.
Tensioni a Hormuz: perché i prezzi del petrolio sono fuori controllo
Il catalizzatore di questa nuova ondata di acquisti risiede nell’aggravarsi delle crisi geopolitiche in Medio Oriente, cuore pulsante dell’offerta globale. La notizia di nuovi attacchi alle navi cargo nello Stretto di Hormuz ha innescato una reazione a catena, alimentando i timori di un blocco prolungato delle rotte commerciali più sensibili al mondo. Gli analisti sottolineano come il rischio di un’interruzione dell’approvvigionamento stia spingendo i trader a coprire le posizioni, ignorando temporaneamente i dati sulle scorte per concentrarsi sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Con il Brent saldamente sopra i 100 dollari, l’attenzione si sposta ora sulle possibili risposte delle banche centrali e sull’impatto che questo aumento dei costi energetici avrà sull’inflazione globale nel breve periodo.














