IRAN – In Iran, l’accesso a Internet è fortemente regolamentato dal governo, con una censura che colpisce i social network e i siti web più popolari al mondo. Le autorità iraniane giustificano queste restrizioni invocando motivi di sicurezza nazionale, protezione dei valori culturali e prevenzione della diffusione di contenuti ritenuti inappropriati o pericolosi. Tra le piattaforme comunemente bloccate vi sono Facebook, Twitter, YouTube e, in alcune circostanze, anche WhatsApp e Telegram. Questi blocchi vengono applicati in modo variabile, spesso in corrispondenza di proteste politiche o tensioni interne, rendendo instabile l’accesso libero all’informazione digitale e alla comunicazione globale. Anche alcuni siti di informazione internazionale e motori di ricerca possono essere soggetti a limitazioni, complicando ulteriormente la vita digitale degli utenti iraniani.
I siti in web
Nonostante le rigide misure di censura, milioni di cittadini iraniani riescono comunque ad accedere ai contenuti bloccati grazie a VPN (Virtual Private Network), proxy e strumenti di elusione digitale. Questo fenomeno evidenzia un forte desiderio di connettersi con il mondo esterno e di usufruire delle libertà digitali negate ufficialmente. L’uso diffuso di questi strumenti ha dato vita a una sorta di “Internet parallela” non ufficiale, dove gli iraniani possono interagire con contenuti globali, partecipare al dibattito internazionale e utilizzare i social network più influenti. Tuttavia, l’uso delle VPN non è esente da rischi: il governo ha più volte tentato di identificare e reprimere questi accessi alternativi, aumentando la tensione tra esigenze di controllo statale e diritti alla libertà d’espressione.




