SVIZZERA – La Svizzera sta ridefinendo il suo rapporto con il finanziamento della politica, introducendo nel 2023 nuove regole sulla trasparenza che, per la prima volta, sollevano il velo su chi sostiene economicamente partiti e campagne referendarie. Prima di queste modifiche normative, il flusso di denaro che alimentava la politica elvetica era in gran parte sconosciuto, ma oggi la situazione è parzialmente mutata: i nomi dei donatori sono noti per circa la metà delle donazioni ai partiti nazionali e per due terzi di quelle destinate alle campagne referendarie. Tuttavia, l’autorità di controllo ha ammesso che queste nuove disposizioni non riescono ancora a fornire un quadro completo delle entrate dei partiti svizzeri. Nonostante queste lacune riconosciute, un’analisi comparativa con i dati raccolti dal portale olandese Follow the Money mostra che, per quanto riguarda la trasparenza nel finanziamento dei partiti, la Confederazione si colloca in una posizione solida nella media europea, posizionandosi all’11° posto tra 23 Paesi UE per le donazioni ai partiti e al 13° per le votazioni e le elezioni.
La Svizzera nella media degli Stati UE
Secondo gli esperti, in particolare Toine Paulissen dell’Università di Lovanio, la Svizzera si trova dunque saldamente nella fascia centrale della trasparenza europea, un risultato notevole considerando il punto di partenza precedente al 2023. Un aspetto particolarmente interessante e distintivo del panorama svizzero è l’analisi delle campagne referendarie. Queste votazioni popolari, uniche per frequenza e rilevanza nel sistema elvetico, sono un banco di prova significativo per la trasparenza. Paulissen sottolinea che le spese elevate in tali campagne sono un indicatore rivelatore delle priorità politiche, dato che le promesse elettorali non comportano costi diretti, a differenza delle campagne referendarie. Le nuove norme, sebbene non perfette, hanno comunque fornito una visione più chiara, permettendo al Paese di superare l’opacità del passato e di allinearsi ai livelli di divulgazione media degli Stati membri dell’Unione Europea, un passo fondamentale verso una maggiore responsabilità democratica.













