MERCATI – 9 settembre: D-day per lo stato dell’occupazione USA. A cura di Alessio Garzone, portfolio manager di Gamma Capital Markets. Il vero appuntamento da seguire non è il Job Report del 5 settembre, ma la revisione delle buste paga del Bureau of Labour Statistics attesa il 9 settembre. Questa revisione può introdurre correzioni rilevanti ai dati sull’occupazione, cambiando radicalmente la lettura del mercato del lavoro. Se emergesse una debolezza significativa, la Federal Reserve potrebbe essere spinta non a un taglio standard di 25 punti base, ma a un “jumbo cut” da 50 punti. Nell’immediato i mercati reagirebbero con entusiasmo, ma una mossa così ampia verrebbe presto interpretata come segnale di fragilità economica, con il rischio di passare dall’euforia ai timori di stagnazione e inflazione insieme. Infine, i rendimenti a lungo termine che restano elevati non riflettono solo la traiettoria dei tassi, ma anche i dubbi sulla sostenibilità del debito americano e sulla credibilità istituzionale. Un mix che rende più complesso lo scenario per gli asset rischiosi. Lo so io, lo sai tu, lo sa anche Jerome Powell.
Dopo Jackson Hole, il taglio dei tassi è ormai una certezza implicita
La vera questione non è più “se” ci sarà, ma “quanto sarà grande”. Prima della riunione della Fed del 17 settembre ci sono due appuntamenti chiave: il Job Report del 5 settembre, che ci dirà come sta andando l’occupazione; la revisione del BLS del 9 settembre, che può correggere in modo anche significativo i dati passati sul mercato del lavoro (è già successo nel 2024). Se questa revisione dovesse mostrare un mercato del lavoro più debole del previsto, la Fed potrebbe sentirsi costretta a tagliare non 25 punti base, ma 50 punti. Come reagiranno i mercati? Probabilmente in due fasi: all’inizio festeggeranno il taglio dei tassi, perché significa più liquidità e condizioni finanziarie più facili. Ma subito dopo arriverà la seconda lettura: un taglio così ampio non è un regalo, è un segnale che l’economia rallenta. E lì l’umore può cambiare rapidamente, dall’euforia al timore per la crescita.




