EUROPA – Le trattative promosse dal Presidente Trump per chiudere il conflitto russo-ucraino proseguono tra intensi attacchi di confine. Il “pre-accordo” di 28 punti, pur citando la sovranitĆ di Kiev, ne delinea una forte limitazione: l’esercito verrebbe ridotto da 800.000 a 600.000 soldati, con l’obbligo di rinunciare al nucleare e l’esclusione definitiva dalla NATO. La Russia otterrebbe garanzie simili a quelle pre-conflitto, mentre la difesa ucraina resterebbe priva di una vera protezione automatica (Art. 5 depotenziato). Il piano prevede inoltre la cessione di parti del Donetsk, elezioni entro 100 giorni e l’ufficializzazione della lingua russa e della Chiesa ortodossa russa, punti visti da molti come una concessione alla propaganda di Putin per delegittimare Zelensky.
La controffensiva europea per l’Ucraina
Il nodo economico ĆØ centrale: la bozza Trump propone di usare i 210 miliardi di fondi russi congelati per progetti di ricostruzione guidati dagli USA (con il 50% dei profitti a Washington), chiedendo all’Europa di aggiungere altri 100 miliardi. Di fronte a questo scenario “colonialista”, i leader UE e Zelensky hanno presentato una contromossa: mantenere 800.000 soldati, stabilizzare l’attuale linea del fronte e schierare aerei NATO in Polonia. L’Europa si oppone ai profitti americani sui fondi congelati e preme per un reale risarcimento dei danni da parte russa. La partita resta aperta, ma emerge il rischio di una pace “ad ogni costo” che mira a dividere l’UE per ripristinare l’asse affaristico USA-Russia in chiave anti-Cina.













