MONDO – L’Italia si conferma una delle mete più ambite dai grandi patrimoni mondiali, consolidando la sua posizione come hub d’eccellenza per la ricchezza globale. Secondo l’Henley Private Wealth Migration Report, il 2025 si è chiuso con un saldo netto di +3.600 milionari in ingresso, un dato che proietta il Belpaese sul podio mondiale, subito dietro a Emirati Arabi Uniti (+9.800) e Stati Uniti (+7.500). La definizione di “milionario” in questo contesto si riferisce alla liquid investable wealth, ovvero patrimoni superiori al milione di dollari in asset liquidabili. A favorire questo afflusso massiccio è una combinazione vincente tra l’inimitabile stile di vita italiano e un quadro normativo rassicurante. In particolare, il regime dei neo-residenti — pur con l’adeguamento dell’imposta sostitutiva a 200.000 euro annui — continua a esercitare un forte richiamo, specialmente per chi fugge dalla stretta fiscale del Regno Unito. Questo “effetto Londra” ha trasformato l’Italia, e Milano in particolare, nella destinazione naturale per chi cerca stabilità europea e vantaggi competitivi.
Tasse, clima e stile di vita: perché i grandi patrimoni scelgono l’Italia dopo Emirati e USA
Il fenomeno non è solo una questione di tassazione, ma si traduce in un impatto tangibile sull’economia reale e sui servizi di lusso. Milano si attesta come la capitale di questa nuova domanda, catalizzando investimenti in settori chiave come il real estate di pregio, i family office, la consulenza finanziaria e l’istruzione internazionale. Tuttavia, l’arrivo di oltre tremila High Net Worth Individuals (HNWI) pone l’Italia di fronte a una sfida cruciale: trasformare la ricchezza mobile in investimenti produttivi a lungo termine. Se da un lato l’afflusso di capitali stimola i consumi d’élite e il mercato immobiliare nelle località più esclusive, come Forte dei Marmi, dall’altro aumenta la pressione sui prezzi urbani. La sfida per la politica economica del 2026 sarà quella di governare questo flusso affinché non resti confinato al semplice possesso immobiliare, ma diventi un volano per la creazione di lavoro qualificato e per l’innovazione del sistema Paese, garantendo un equilibrio sociale che valorizzi l’attrattività dell’Italia senza penalizzare le fasce medie.














