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LUGANO - La richiesta della Turchia di entrare nell’alleanza militare tra Pakistan e Arabia Saudita ha riacceso i radar geopolitici: è la nascita della...
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giovedì 22 Gennaio 2026
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I tesori della Groenlandia, le ambizioni di Trump e la realtà artica

FOCUS – Le immense risorse della Groenlandia sono tornate al centro del dibattito geopolitico dopo il rinnovato interesse del presidente statunitense Donald Trump, che punta ai tesori nascosti sotto i ghiacci per rafforzare la sicurezza energetica degli USA. Secondo i dati dello U.S. Geological Survey, l’area artica custodisce circa 400 miliardi di barili equivalenti di idrocarburi e giacimenti strategici di minerali critici: il 44% delle riserve mondiali di palladio e circa 40 milioni di tonnellate di terre rare si trovano proprio in territorio groenlandese. Tuttavia, questo potenziale si scontra con una realtà operativa complessa. Durante un’audizione alla Camera il 14 gennaio 2026, Lapo Pistelli (Public Affairs di Eni) ha chiarito che il gruppo non intende tornare sull’isola, avendo abbandonato le licenze esplorative già nel 2022. I vincoli ambientali e il patto con le comunità Inuit del 2021, che vieta nuove attività di estrazione di oil & gas, rendono la regione un territorio ostico per gli investimenti a breve termine.

Risorse minerarie, terre rare e sicurezza energetica

Nonostante la suggestione dei numeri e l’attivismo di Washington, che sta potenziando la propria flotta di rompighiaccio per presidiare l’Alaska e il Canada, la sostenibilità economica delle operazioni nell’Artico resta proibitiva. Mentre la Cina promuove la Polar Silk Road per abbattere i tempi di navigazione verso l’Europa, Eni preferisce concentrare i propri sforzi sulla Norvegia, area considerata più sicura e profittevole. La sfida non è solo climatica, ma anche geopolitica: le autorità locali hanno già respinto ingaggi da parte di società cinesi, confermando la Groenlandia come un nodo sensibile negli equilibri tra potenze. In questo scenario, l’Italia guarda con attenzione alla produzione nazionale, con il gas italiano che nel 2025 è tornato a superare i tre miliardi di metri cubi, mentre il governo valuta la riconferma dell’Ad Claudio Descalzi per un quinto mandato, puntando sulla continuità in un mercato energetico globale sempre più frammentato.

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