EUROPA – Le recenti direttive arrivate da Francoforte delineano uno scenario complesso per l’economia dell’Eurozona, preannunciando il ritorno a politiche di bilancio restrittive tra il 2027 e il 2028. Secondo l’ultimo bollettino economico della Banca Centrale Europea, dopo una breve parentesi di allentamento prevista per il 2026, l’agenda europea imporrĆ un rigoroso controllo della spesa pubblica per contrastare l’andamento crescente del rapporto debito/PIL. Questa inversione di rotta coinciderĆ con l’esaurimento dei fondi legati al PNRR e al programma Next Generation EU, che finora hanno garantito una boccata d’ossigeno agli investimenti nazionali. Per l’Italia, le prospettive appaiono particolarmente delicate: il rischio concreto di vedere il proprio debito pubblico superare persino quello della Grecia pone il Paese sotto la lente d’ingrandimento delle istituzioni comunitarie, costringendo l’esecutivo a pianificare manovre correttive basate su tagli e austeritĆ .
L’ombra del rigore economico sull’Europa
Questo ritorno al rigore di bilancio rappresenta un autentico grattacapo politico per il governo Meloni, proprio in vista delle scadenze elettorali del 2027. Con la necessitĆ di rimettere in ordine i conti pubblici senza ricorrere a tasse patrimoniali o incrementi delle imposte dirette, la strada obbligata sembra essere quella di una significativa riduzione dei servizi e del blocco dei rinnovi salariali per i dipendenti pubblici. La fine dello stimolo economico del Recovery Fund segnerĆ dunque il passaggio a una stagione di “lacrime e sangue”, in cui la gestione delle risorse dovrĆ rispondere a parametri di austeritĆ decisi ai tavoli europei. La sfida per la maggioranza sarĆ quella di bilanciare le promesse politiche con la realtĆ di un bilancio blindato, in un contesto dove le scelte economiche impopolari rischiano di pesare gravemente sul consenso elettorale proprio nel momento del rinnovo delle cariche.












