MERCATI – La giornata si apre all’insegna di una volatilità estrema, guidata dalle ultime evoluzioni del conflitto in Iran. I maggiori indici ieri hanno chiuso in territorio positivo, dopo essere arrivati a perdere oltre il 2% in mattinata. I mercati azionari hanno beneficiato delle notizie più tranquillizzanti innescate dall’annuncio di una tregua tattica di cinque giorni per favorire il dialogo diplomatico. I prezzi del greggio hanno mostrato un nuovo rimbalzo. Il Brent si attesta nuovamente sopra i 101 dollari al barile, mentre il WTI oscilla intorno agli 89 dollari. Gli investitori restano in allerta massima: nonostante i segnali di de-escalation provenienti da Washington, le tensioni persistenti nello Stretto di Hormuz — arteria vitale dove transita oltre il 20% del greggio mondiale — continuano a alimentare il “premio al rischio” sulle materie prime energetiche, mantenendo l’inflazione globale sotto pressione.
Strategie di investimento e prospettive economiche tra guerra e diplomazia
In questo clima di incertezza, l’economia globale affronta una fase di delicato riposizionamento. Le borse europee e Wall Street tentano il recupero dopo le pesanti perdite di metà marzo, beneficiando del temporaneo rinvio dei raid sulle infrastrutture energetiche iraniane. Tuttavia, gli analisti avvertono che il sentiment dei mercati rimane fragile: un fallimento dei negoziati potrebbe spingere il petrolio verso nuovi picchi di 110-120 dollari, costringendo le banche centrali a rivedere le politiche sui tassi di interesse. Per gli investitori, la parola d’ordine è diversificazione: mentre l’oro corregge leggermente la sua corsa come bene rifugio, cresce l’interesse per i titoli del settore difesa e per le energie rinnovabili, visti come asset strategici in un contesto geopolitico che resta, a tutti gli effetti, una polveriera.














