MERCATI – L’alleanza strategica tra Intel e Apple negli Stati Uniti per lo sviluppo di chip, annunciata dal presidente Donald Trump, ha impresso una scossa spettacolare al Nasdaq, trascinando in territorio positivo i listini europei. Milano ieri ha aggiornato i suoi massimi storici grazie al rally del comparto tecnologico e dei semiconduttori, guidato da STMicroelectronics. La fiducia dei mercati globali è sostenuta anche dalla svolta geopolitica tra Washington e Teheran: l’accordo digitale per la riapertura dello Stretto di Hormuz allenta le tensioni sul fronte energetico e compensa i timori macroeconomici, nonostante lo scivolone di SpaceX dopo i recenti record.
Banche Centrali: il “fattore Warsh” e la mossa della BoE
L’attenzione degli investitori resta fortemente focalizzata sulle prossime mosse di politica monetaria. A Wall Street il sentiment si è stabilizzato dopo la prima conferenza di Warsh alla guida della Federal Reserve. Il neo-governatore ha chiarito che non sarà tollerata un’inflazione elevata, lasciando aperta la porta a un rialzo dei tassi entro l’anno; i dati del Cme FedWatch quotano già al 29,9% la probabilità di una stretta monetaria per il prossimo 29 luglio. Sull’altra sponda dell’Atlantico, la Bank of England ha invece preferito mantenere il tasso di riferimento invariato al 3,75% per la quarta riunione consecutiva.
Materie prime e valute: petrolio giù, super dollaro
La firma dell’intesa USA-Iran ha provocato un’immediata flessione delle quotazioni del greggio, con il Wti a 74 dollari e il Brent a 77 dollari al barile, toccando i minimi da marzo. Il ribasso penalizza i titoli petroliferi ma riduce la pressione sui costi energetici globali. Sul fronte valutario, l’approccio decisamente hawkish di Warsh ha rinvigorito il biglietto verde: il dollaro ha toccato i massimi da un anno, spingendo il cambio euro-dollaro nuovamente sotto la soglia psicologica di 1,15, delineando un quadro macroeconomico globale in profonda e rapidissima evoluzione.

















