ECONOMIA – Il G7 affronta una crisi di rappresentatività : il suo peso sul PIL mondiale è sceso dal 68% degli anni Novanta al 44% attuale, insidiato dal 39% dei BRICS. Più che una sfida tra blocchi, si assiste a un duopolio tra USA e Cina. Mentre Washington resiste grazie ai consumi interni, Pechino accelera sugli investimenti dominando i mercati emergenti. Nel mezzo, come analizzato dal Fondo Monetario Internazionale, l’Unione Europea accumula capitali ma fatica a canalizzare il risparmio privato in crescita strategica.
Commercio e frattura energetica
Le tensioni transatlantiche crescono, ma il deficit commerciale statunitense con l’UE (200 miliardi nelle merci) è quasi azzerato dal forte surplus americano nei servizi. La vera discrepanza è geopolitica ed energetica: l’Europa è fortemente dipendente dalle importazioni di gas e petrolio, mentre gli Stati Uniti sono diventati esportatori netti. Eppure, come ricorda l’Agenzia Internazionale dell’Energia, l’autonomia di Washington non basta a isolare il mercato dai repentini shock sui prezzi globali.
I dossier dimenticati: aiuti e clima
Il confronto tra grandi potenze oscura le emergenze dei paesi vulnerabili: gli aiuti allo sviluppo sono crollati del 23%, soffocando le economie a basso reddito sotto il peso del debito estero. Anche la transizione ecologica passa in secondo piano per non indisporre la Casa Bianca, mentre la Cina scava un abisso installando il doppio delle rinnovabili di USA e UE insieme. Oggi il G7 non domina più lo scenario mondiale, ma serve come camera di contenimento per evitare fratture insanabili tra alleati.

















