MONDO – I negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran a Islamabad si sono conclusi con un nulla di fatto, lasciando il mondo in una fase di profonda incertezza diplomatica. Dopo 21 ore di intensi colloqui nella capitale pakistana, le delegazioni hanno lasciato il tavolo senza firmare alcun protocollo d’intesa, mettendo a serio rischio il fragile cessate il fuoco raggiunto solo pochi giorni fa. Il Vicepresidente statunitense JD Vance ha espresso fermezza, dichiarando che Teheran non ha accettato le “linee rosse” americane, in particolare l’impegno esplicito a rinunciare definitivamente allo sviluppo di armi nucleari. Nonostante la mediazione del Pakistan, il clima di reciproca sfiducia ha prevalso, alimentato da richieste iraniane considerate “eccessive” da Washington, tra cui il controllo strategico dello Stretto di Hormuz e il risarcimento per i danni subiti nei recenti raid.
Delegazioni lasciano il Pakistan: restano le tensioni su nucleare e Hormuz
Il ritorno delle delegazioni nelle rispettive nazioni segna una battuta d’arresto per la stabilità globale, con ripercussioni immediate sui mercati energetici e sulla sicurezza in Medio Oriente. Sebbene i media iraniani parlino di intese raggiunte su punti minori, il nodo del programma atomico e del transito marittimo rimane insoluto, confermando la distanza siderale tra le due potenze dopo oltre un decennio di gelo diplomatico. Mentre il ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar, preme affinché la tregua di due settimane venga comunque rispettata per evitare una nuova escalation militare, da Israele giungono avvertimenti severi: il rischio di una ripresa dei combattimenti è concreto. Con i prezzi del petrolio in forte rialzo e migliaia di vittime già contate in sei settimane di conflitto, la comunità internazionale osserva ora con apprensione se questa rottura a Islamabad sarà il preludio a un nuovo, e più violento, scontro aperto.

















