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Pechino vieta l’alcol negli eventi ufficiali e scuote il mercato mondiale del vino

MONDO – Il presidente cinese Xi Jinping ha lanciato una severa campagna contro il consumo di alcolici, presentandola come una missione di “austerità morale” necessaria per purificare le fila del Partito Comunista. Quella che era nata come una direttiva contro lo sfarzo governativo si è trasformata in una crociata senza precedenti: nel 2025, la commissione disciplinare ha punito quasi 900mila persone, colpendo duramente chi ha tentato di aggirare i divieti. Celebre il caso di Xinyang, dove un decesso dopo un pranzo a base di baijiu ha portato a espulsioni e censure. Questo giro di vite non riguarda solo gli alcolici, ma bandisce anche piatti gourmet e sigarette, promuovendo una parsimonia che mira a sradicare la corruzione dal basso, rafforzando il controllo sociale su una popolazione la cui emancipazione spaventa i vertici di Pechino.

Commercio globale: la crociata di Xi Jinping contro il vino

L’impatto economico di questa politica è devastante per l’export globale. I giganti del settore, come l’australiana Treasury Wine Estates e la francese Pernod Ricard, segnalano perdite milionarie e magazzini pieni di merce invenduta. Nel 2025, le importazioni di vino in Cina sono crollate dell’11%, raggiungendo la metà del valore record del 2018. La crisi sta spingendo i viticoltori internazionali, dal Bordeaux all’Australia, a decisioni drastiche come lo sradicamento delle viti o l’abbandono dei raccolti per contenere i costi. Quello che un tempo era il mercato di riferimento, capace di assorbire l’8% dell’import mondiale, sta oggi rinnegando il vino come status symbol. Questa inversione di tendenza dimostra come gli obiettivi di crescita della Cina si scontrino inevitabilmente con la volontà del governo di mantenere un rigido ordine etico e politico.

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