ECONOMIA – La Federal Reserve ha confermato la propria linea monetaria, mantenendo invariati i tassi di interesse nell’intervallo tra il 3,50% e il 3,75%. La decisione del FOMC ha rispecchiato le attese dei mercati, ma ha messo in luce una profonda divisione interna: l’esito finale di 9 voti a favore e 3 contrari evidenzia come tre governatori spingessero per un rialzo di 25 punti base. Si tratta di un segnale di tensione seguito con attenzione anche oltreoceano, dove gli analisti della Banca Nazionale Svizzera monitorano gli effetti del dollaro sulle dinamiche valutarie e creditizie globali.
FED: l’inflazione e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente
A frenare gli entusiasmi e ad alimentare il dibattito interno è soprattutto l’inflazione persistente, aggravata dalle recenti crisi geopolitiche in Medio Oriente, in particolare attorno alla situazione in Iran. Il timore di un fiammata sui prezzi dei beni energetici crea forte instabilità nei contesti finanziari internazionali. Come evidenziato dalle analisi di SWI swissinfo.ch, i rincari sulle materie prime rischiano di ripercuotersi direttamente sull’indice dei prezzi al consumo, costringendo gli istituti centrali a mantenere un atteggiamento prudente e restrittivo.
I mercati scommettono su un possibile rialzo a settembre
Alla luce delle spaccature nel board e dei rischi bellici, gli operatori finanziari hanno rivisto le proprie stime. Attualmente, le probabilità attribuite dai mercati a un incremento dei tassi nella riunione di settembre superano il 50%. Qualora le pressioni energetiche dovessero concretizzarsi nei prossimi mesi, la banca centrale statunitense potrebbe intervenire con una nuova stretta, allontanando l’ipotesi di un ammorbidimento dei costi del denaro nel breve periodo.
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