MONDO – La Rappresentante ONU Hanaa Tetteh ha presentato una nuova roadmap per sbloccare la transizione in Libia, puntando su un governo unificato entro 18 mesi. Tuttavia, il processo si scontra con una realtà frammentata: mentre Tripoli resta legata al premier Dbeibah, a Est il generale Khalifa Haftar consolida il potere promuovendo il figlio Saddam a Vice Comandante dell’LNA. Questa mossa “dinastica” mira a garantire continuità al clan Haftar e a proiettare un’immagine di stabilità verso gli attori internazionali, trasformando Saddam in un interlocutore chiave per i futuri assetti istituzionali del Paese.
Libia: la roadmap ONU e l’ascesa della dinastia Haftar nel nuovo scacchiere
Il vero mutamento geopolitico risiede però nel pragmatismo della Turchia, passata da protettrice di Tripoli a mediatrice globale capace di dialogare con Bengasi. Ankara punta a blindare il memorandum marittimo del 2019, cercando una ratifica anche dalle autorità orientali, mossa che preoccupa profondamente la Grecia e l’UE. In questo scenario, mentre l’Italia tenta di mantenere un ruolo di facilitatore tra le fazioni, la Turchia emerge come l’unico arbitro sistemico. Il paradosso finale vede Haftar pronto a entrare a Tripoli non con le armi, ma attraverso un accordo diplomatico sotto l’egida turca e delle Nazioni Unite.














