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giovedì 19 Febbraio 2026
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Intelligenza artificiale: tra accelerazione degli investimenti e sostenibilità economica

ECONOMIA – Intelligenza artificiale: tra accelerazione degli investimenti e sostenibilità economica. A cura di Gamma Capital Markets. L’intelligenza artificiale è stato uno dei temi centrali del 2025, ma il dibattito si è progressivamente spostato dal piano tecnologico a quello economico-finanziario. Il caso DeepSeek ha dimostrato che è possibile ottenere innovazioni rilevanti con capitali significativamente inferiori ai modelli dominanti, mentre uno studio del MIT ha evidenziato come molte aziende faticheranno a trasformare i massicci investimenti in AI in ritorni economici concreti nel breve-medio periodo. Il tema dell’AI va quindi inquadrato in termini eminentemente economici: il nodo centrale riguarda il rapporto tra CAPEX, produttività e capacità di monetizzazione. L’accelerazione degli investimenti non si traduce automaticamente in creazione di valore, soprattutto in assenza di modelli di business in grado di catturare in modo sostenibile i benefici della tecnologia. In questo contesto, la dinamica degli investimenti in conto capitale rimane un elemento chiave. Nel 2025, la spesa globale in intelligenza artificiale è stimata intorno ai 400 miliardi di dollari, con proiezioni di circa 500 miliardi per il 2026.

Intelligenza artificiale: tra accelerazione degli investimenti e sostenibilità economica

Anche considerando l’accelerazione degli investimenti da parte dei principali hyperscaler quotati, i livelli attuali restano tuttavia inferiori ai picchi osservati nei precedenti grandi cicli di investimento tecnologico. La spesa in CAPEX legata all’AI ha raggiunto circa lo 0,8% del PIL, rispetto a livelli pari o superiori all’1,5% registrati in altri boom tecnologici degli ultimi 150 anni. Per allinearsi al picco del ciclo di investimento nelle telecomunicazioni di fine anni ’90, la spesa complessiva degli hyperscaler dovrebbe avvicinarsi ai 700 miliardi di dollari entro il 2026, secondo Goldman Sachs. Accanto a questi elementi emerge un rischio di natura più finanziaria che tecnologica, ovvero quello relativo al financial vendor loop, in cui un numero ristretto di operatori finisce per sostenersi reciprocamente lungo la catena del valore. Investimenti incrociati e relazioni commerciali tra soggetti come Nvidia, OpenAI e Oracle possono amplificare la crescita nelle fasi espansive, ma tendono anche ad accentuare le vulnerabilità del sistema in caso di rallentamento di uno degli anelli della catena. Alla luce di queste considerazioni, non riteniamo che il settore dell’intelligenza artificiale si trovi oggi in una fase di bolla sistemica. Osserviamo piuttosto rischi concentrati su singoli titoli (bolle specifiche), caratterizzati da valutazioni elevate e da una forte sensibilità alle aspettative di crescita e di monetizzazione, in un contesto in cui la selezione e la disciplina diventano elementi determinanti.

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