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Investimenti diretti svizzeri: tra rimpatri finanziari e crescita industriale

ZURIGO – Il panorama degli investimenti diretti svizzeri è segnato da un dualismo profondo. Da un lato, si registra un significativo disinvestimento netto di 11 miliardi di franchi, causato principalmente dalle società finanziarie e holding a controllo estero, che hanno ritirato circa 52 miliardi a seguito di liquidazioni e ristrutturazioni societarie (specialmente in Ungheria e Lussemburgo). Dall’altro, l’economia reale mostra una vitalità opposta: le imprese industriali e il settore terziario tradizionale hanno iniettato all’estero ben 41 miliardi di franchi. Le banche svizzere hanno guidato questa espansione, rafforzando le proprie affiliate non residenti con 23 miliardi, mentre i settori chimico e manifatturiero hanno puntato su mercati strategici come Stati Uniti, Italia e Regno Unito. Questo dinamismo ha portato i redditi da investimenti diretti all’estero a quota 108 miliardi di franchi, con un tasso di rendimento in crescita all’8,0%.

Multinazionali in Svizzera: stagnazione operativa e ridimensionamento di bilancio

Per quanto riguarda gli investimenti esteri verso la Svizzera, prosegue il trend di contrazione delle holding, che dal 2018 hanno visto deflussi per un totale di 660 miliardi di franchi. Nel solo 2024, i disinvestimenti netti sono ammontati a 83 miliardi, concentrati quasi esclusivamente nel comparto finanziario. Nonostante queste manovre di bilancio, le multinazionali a controllo svizzero mantengono un’impronta operativa globale solida e costante: le oltre 21.000 affiliate estere impiegano circa 2,5 milioni di persone, generando un fatturato di 868 miliardi di franchi, cifre che restano stabili rispetto all’anno precedente. Anche l’impatto occupazionale domestico è rilevante, con 561.000 posti di lavoro garantiti in Svizzera da queste grandi imprese, confermando come il Paese resti un hub decisionale e operativo fondamentale nonostante le oscillazioni dei flussi di capitale puramente finanziari.

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