EUROPA – Il recente rilascio della National Defense Strategy (NDS) 2026 da parte del Dipartimento della Guerra statunitense segna una rottura definitiva con l’idealismo post-bellico. Sotto l’egida della presidenza Trump, il documento delinea una visione dove la pace non è più frutto del dialogo o della tutela dei diritti umani, ma deriva esclusivamente dalla “forza e dal realismo strategico”. L’obiettivo dichiarato è l’inaugurazione di una nuova “età dell’oro” americana, supportata dal sistema di difesa missilistico Golden Dome. In questo scenario, il diritto internazionale scompare dai radar del Pentagono, sostituito da un approccio unilaterale che privilegia la sicurezza della Patria, il controllo ferreo dei confini e una lotta senza quartiere al narcotraffico, con interventi autonomi pronti a scattare qualora la cooperazione internazionale venga meno.
L’Europa ai margini: il pivot verso l’Indo-Pacifico e l’onere della difesa
Per il Vecchio Continente, la NDS 2026 rappresenta un brusco risveglio: l’Europa scivola all’ultimo posto nell’agenda degli interessi di Washington. La strategia chiarisce che il vero baricentro geopolitico è l’Indo-Pacifico, dove la deterrenza verso la Cina deve essere gestita da una posizione di assoluta supremazia. Di conseguenza, il dossier ucraino cessa di essere una priorità statunitense, venendo declassato a questione prettamente europea, mentre la minaccia russa è percepita come un fattore regionale gestibile. Gli Stati Uniti esigono ora una drastica condivisione degli oneri, spingendo gli alleati verso un’autonomia difensiva forzata. Il messaggio del Pentagono è inequivocabile: l’America si protegge da sola e l’Europa deve imparare a fare altrettanto.














