MERCATI – Il primo trimestre del 2026 ha acceso i riflettori sulla cosiddetta “Apocalisse del software“, sollevando interrogativi sulla reale portata dirompente dell’intelligenza artificiale nei portafogli di private credit. Sebbene il rischio di disruption sia concreto, l’impatto non è uniforme: il segmento più vulnerabile è quello delle società SaaS (Software as a Service) di livello applicativo a grande capitalizzazione, prevalentemente statunitensi. Queste realtà, spesso gravate da una leva finanziaria eccessiva, si trovano oggi a fronteggiare una svalutazione competitiva accelerata dall’AI. Al contrario, il mercato del growth debt per le medie imprese europee dimostra una resilienza strutturale superiore. Grazie a un’infrastruttura software meno esposta alla sostituzione immediata e a un forte allineamento con l’ecosistema del venture capital, il credito europeo si posiziona in una zona dello spettro di rischio decisamente più protetta.
Mercato USA vs. Europa: differenze strutturali e fattori di resilienza
La divergenza tra il mercato statunitense e quello europeo non è mai stata così marcata come in questo avvio di anno. Mentre i mercati del private credit negli USA sono sotto pressione a causa di strutture di debito rigide e dell’obsolescenza tecnologica dei grandi player, il mid-market europeo punta su selettività e disciplina. Le aziende del Vecchio Continente tendono a presentare una minore leva finanziaria e clausole contrattuali più solide, offrendo garanzie reali agli investitori in un contesto di incertezza. In questa fase di svolta, il debito di crescita differenziato emerge come l’asset di riferimento: la capacità di filtrare le aziende capaci di integrare l’AI anziché subirla è ciò che definisce oggi la qualità del credito. In un mondo finanziario che premia la solidità strutturale, il modello europeo si conferma un porto sicuro per chi cerca rendimenti decorrelati dalla volatilità tech americana.

















