EUROPA – La guerra in Ucraina ha imposto all’Europa un cambio di paradigma: la difesa non è più solo diplomazia, ma capacità industriale. Il recente prestito da 90 miliardi di euro conferma che per sostenere Kiev serve continuità produttiva. Munizioni, droni e sistemi d’arma non sono concetti astratti, ma il fondamento materiale della volontà politica. In un conflitto di logoramento, la domanda cruciale non è quante armi inviare oggi, ma quante l’industria europea sarà in grado di sfornare domani per garantire una deterrenza reale e duratura.
Dall’emergenza alla strategia per l’Ucraina: l’autonomia industriale europea
L’Europa deve passare dalla logica dell’emergenza a quella della produzione stabile per rispondere alla strategia russa. Non basta svuotare gli arsenali; occorre ricostruire filiere capaci di sostenere una guerra ad alta intensità. Investire in droni, difesa aerea e tecnologie critiche significa ridurre la dipendenza esterna e integrare l’Ucraina come partner strategico. Senza una base industriale solida e coordinata, ogni ambizione di autonomia politica europea rischia di infrangersi contro la dura realtà della scarsità materiale.

















