TORINO (ITALIA) – L’arte di Salvatore Mangione con Michelangelo Pistoletto e Mario Merz.
L’ARTE DI SALVATORE MANGIONE
Nel 1972 Salvatore Mangione, meglio conosciuto come Salvo, espose una lastra di marmo con incisa la parola “Idiota”. Doveva diventare una sorta di momento esistenziale nella carriera dell’artista, segnalando il passaggio dal concettualismo alla pittura. “Idiota” era un riferimento a una famosa battuta di Marcel Duchamp: “bête comme une peintre“. A quel tempo, la decisione dell’artista sembrava un suicidio professionale. La pittura era stata in un prolungato rantolo da quando Niki de Saint Phalle ne aveva scattato uno nel 1962. Imperterrito, Salvo prese a cuore la direttiva di Wittgenstein – “Non pensare, ma guarda” – e annunciò la sua conversione con un dipinto di se stesso come San Giorgio che uccide un drago. Nato a Leonforte in Sicilia nel 1947, Salvo si trasferisce con la famiglia a Torino nel 1956. Il primo dipinto che ricorda di aver visto da bambino era un autoritratto del pittore del Rinascimento Raffaello. “È stato allora che ho iniziato a voler realizzare quadri anch’io. Era un sentimento di emulazione“, spiegò una volta. A scuola il suo talento fu notato e incoraggiato e all’età di 16 anni esibì bozzetti a carboncino ispirati a Leonardo da Vinci alla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino.
L’ARTE POVERA
Le cose cambiarono alla fine degli anni ’60, quando incontrò un gruppo di artisti d’avanguardia che cercavano la profondità nei materiali umili. Michelangelo Pistoletto , Mario Merz , Alighiero Boetti e Giuseppe Penone furono i pionieri dell’Arte Povera, un movimento emerso a Torino in reazione alla celebrazione dell’arte moderna della frenetica industria e tecnologia. Trovavano la poesia nel luogo comune: una lampadina, un pezzo di filo, un rotolo di corda o un cubo di terra. Salvo abbracciò subito il concettualismo sovversivo del movimento e si trasferì nello studio di Boetti. Molti dei primi lavori di Salvo erano autoreferenziali, presentando l’artista al centro del proprio universo. C’erano fotografie di lui in posa come Salvator Mundi con una sottile aureola intorno alla testa e lastre di marmo che portavano il suo nome con i colori della bandiera italiana. Nel 1970 si recò a Monaco per uno spettacolo in cui intendeva benedire la città tre volte, ma fu fermato alla frontiera per possesso di marijuana.














