IRAN – L’aviazione iraniana (IRIAF) opera oggi con una flotta composta in gran parte da velivoli americani pre-rivoluzionari. Modelli iconici come l’F-4 Phantom II, l’F-5 Tiger II (circa 35 unità) e l’F-14 Tomcat costituiscono ancora il nucleo difensivo, nonostante l’anzianità di servizio. Con circa 150 velivoli operativi complessivi, molti dei quali obsoleti, Teheran sconta decenni di sanzioni che impediscono l’accesso a tecnologie d’avanguardia. La manutenzione di queste macchine è complessa e richiede sforzi costanti per il “cannibalismo” dei pezzi o la produzione locale, rendendo la capacità d’attacco moderna estremamente limitata rispetto agli standard globali.
Iran: tra caccia americani dell’era dello Scià e l’interesse per i Su-35 russi
Per superare l’isolamento, l’Iran ha puntato su soluzioni indigene come l’HESA Saeqeh, evoluzione dell’F-5, ma la vera svolta è attesa dalla cooperazione internazionale. Teheran guarda con crescente interesse ai Sukhoi Su-35 russi e ai Chengdu J-10C cinesi per colmare il pesante gap tecnologico. L’acquisizione di questi caccia di quarta generazione avanzata è considerata vitale per sostituire i vecchi assetti e garantire una difesa aerea competitiva. In questo scenario, l’asse con Mosca e Pechino rappresenta l’unica via per l’IRIAF di rinnovare un arsenale che, per troppo tempo, è rimasto ancorato al passato.














