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L’Europa verso un divieto social per gli under 16

EUROPA – Il Parlamento europeo è in procinto di affrontare una discussione cruciale che potrebbe riscrivere le regole di accesso ai social network per i giovani del continente. Entra infatti in sessione plenaria una risoluzione non legislativa, già approvata a larga maggioranza in commissione IMCO, che chiede esplicitamente alla Commissione europea di introdurre un limite di età digitale armonizzato a 16 anni come soglia predefinita per l’accesso alle piattaforme social. Questa mossa, sostenuta con forza dalle principali forze centriste come i Popolari (PPE) e i Socialisti (S&D), riflette la crescente preoccupazione per i dati allarmanti sull’uso problematico di Internet e degli smartphone da parte delle fasce più giovani. Le statistiche in mano agli eurodeputati mostrano che circa il 97% dei giovani utilizza quotidianamente la rete, con una percentuale significativa di adolescenti che controlla i dispositivi con una frequenza ossessiva e un giovane su quattro che manifesta un uso disfunzionale dello smartphone.

Dibattito cruciale sulla tutela dei minori e i social

La proposta, curata dalla socialista Christel Schaldemose, mira a proteggere i minori dai rischi di dipendenza, esposizione a contenuti dannosi e abusi online. In sostanza, si chiede che al di sotto dei 16 anni l’accesso alle piattaforme sia consentito solo previa autorizzazione esplicita dei genitori o dei tutori. Un’ulteriore stretta contenuta nel testo approvato in commissione richiede che un limite di età digitale europeo sia fissato a 13 anni, al di sotto del quale nessun minore dovrebbe poter accedere a tali piattaforme, estendendo tale cautela anche ai servizi di condivisione video e agli assistenti di intelligenza artificiale che rappresentano un rischio per i più piccoli. Nonostante il gruppo ECR spinga per un approccio diverso, focalizzato sul rafforzamento degli strumenti di controllo parentale anziché sul monitoraggio invasivo degli utenti, la spinta verso un’età digitale più elevata sembra dominante. Questa risoluzione si affianca alle misure già previste dal Digital Services Act (DSA), che impone alle grandi piattaforme di valutare i rischi per i giovani, e ai progetti pilota per la verifica dell’età online in fase di test in diversi Paesi.

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