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Colpo di Stato in Guinea-Bissau: sospetti e quinto golpe in mezzo secolo

MONDO – La Guinea-Bissau, uno degli Stati più fragili dell’Africa occidentale, è stata scossa il 26 novembre dal quinto colpo di stato riuscito in mezzo secolo. I militari, guidati da Dinis N’Tchama, hanno annunciato di aver deposto e arrestato il presidente in carica, Umaro Sissoco Embaló, a seguito di elezioni contestate il 23 novembre. L’Alto comando ha giustificato l’azione come necessaria per ristabilire l’ordine e contrastare un presunto “piano” per manipolare i risultati delle urne. Questo rovesciamento conferma la fama di precarietà del Paese, che si inserisce nella vasta “Coup belt” africana. La situazione è resa ancora più incerta dalle dichiarazioni dello stesso Embaló, che ha confermato di essere stato deposto, alimentando un quadro di profonda instabilità e vulnerabilità ai traffici internazionali.

L’opposizione e gli analisti sollevano dubbi

Nonostante l’annuncio ufficiale, forti dubbi sull’origine del golpe circolano a Bissau e tra gli analisti internazionali. L’opposizione, guidata da Fernando Dias da Costa, ha parlato apertamente di una “montatura” e di un colpo di stato “inventato”. L’ipotesi è che lo stesso presidente Embaló possa aver orchestrato l’intervento militare per sospendere il processo elettorale ed evitare una probabile sconfitta alle urne contro il suo principale avversario, Dias. Questo scenario anomalo, unito alla dichiarazione di Embaló all’emittente francese, getta un’ombra sulla vera natura del potere assunto dalla nuova giunta militare, confermando la cronica fragilità politica della Guinea-Bissau.

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