MEDIO ORIENTE – L’ Iran prende di mira gli impianti energetici del Golfo in una nuova escalation che colpisce il cuore della produzione mondiale di gas e petrolio. Un’ondata di attacchi aerei iraniani ha interessato alcune delle infrastrutture più strategiche della regione, in risposta al raid israeliano contro il grande giacimento di gas di South Pars.
Danni ingenti in Qatar
Il più grande impianto di gas naturale liquefatto al mondo, situato a Ras Laffan, ha subito danni estesi e incendi dopo il lancio di missili iraniani. Le autorità di Doha hanno reagito ordinando l’espulsione di personale diplomatico iraniano, segnale di una tensione che si sposta anche sul piano politico.
Raffinerie saudite nel mirino
Una raffineria in Arabia Saudita è stata presa di mira dagli attacchi, con intercettazioni e impatti che hanno costretto le autorità a rafforzare immediatamente le misure di sicurezza energetica. Il timore è quello di nuovi raid in un Paese già strategico per gli equilibri globali.
Emirati Arabi Uniti: impianti chiusi
Gli Emirati hanno scelto una linea preventiva, chiudendo temporaneamente alcuni impianti di gas per limitare i rischi e proteggere infrastrutture cruciali. Una decisione che evidenzia la vulnerabilità anche delle economie più stabili della regione.
Kuwait: incendi in due raffinerie
Anche il Kuwait è stato coinvolto: due raffinerie sono state colpite, provocando incendi e interruzioni operative. Le autorità locali stanno lavorando per contenere i danni e ripristinare le attività.
Impatto globale
L’escalation ha avuto un effetto immediato sui mercati: i prezzi internazionali dell’energia sono saliti, mentre cresce la preoccupazione per la stabilità delle forniture in una delle aree più cruciali al mondo. Il Golfo torna così al centro della scena geopolitica, con ripercussioni che si estendono ben oltre la regione.














