MERCATI – L’apertura della sessione di questa settimana è segnata da una profonda incertezza geopolitica, con le Borse mondiali che reagiscono nervosamente all’escalation del conflitto in Iran. La decisione della BCE e della Fed di mantenere i tassi invariati (rispettivamente al 2,00% e al 3,50-3,75%) ha gelato le speranze di un allentamento monetario a breve termine, spingendo gli analisti a rivedere al rialzo le stime sull’inflazione per l’intero 2026. La minaccia di blocchi prolungati nello Stretto di Hormuz sta alimentando la volatilità sui listini europei, in particolare su Piazza Affari, dove il focus resta alto sui titoli energetici come ENI e sui giganti tecnologici come STM, che staccano le cedole dei dividendi in un contesto di forte avversione al rischio.
Mercati e guerra in Iran: le Borse mondiali reagiscono nervosamente all’escalation del conflitto
Le materie prime restano il termometro principale della crisi: il prezzo del petrolio Brent mantiene un elevato premio geopolitico, con proiezioni che vedono il barile pronto a superare i 100 dollari in caso di danni strutturali alle infrastrutture del Golfo. Paradossalmente, l’oro vive una fase di correzione tecnica dopo aver testato i massimi storici vicino ai 5.000 $/oz; nonostante il ruolo di bene rifugio, il metallo giallo risente del rafforzamento del dollaro e delle aspettative di tassi d’interesse “high for longer“. Per gli investitori, la settimana si preannuncia complessa: la resilienza dei portafogli dipenderà dalla capacità di diversificare verso asset meno esposti allo shock energetico, monitorando attentamente l’evoluzione del conflitto che minaccia di trasformare l’attuale rallentamento economico in una vera e propria stagflazione.














