MERCATI – Il lungo ponte pasquale inizia sotto il segno del Toro, nonostante un clima geopolitico incandescente. La chiusura di giovedì 2 aprile 2026 ha visto i listini europei ignorare i toni bellicosi di Donald Trump — che in un discorso alla nazione ha minacciato di riportare l’Iran “all’età della pietra” — preferendo concentrarsi sui segnali di distensione provenienti dai colloqui tra Teheran e l’Oman. Piazza Affari ha guidato la volata nella settimana corta con un balzo del 5,2%, portando il bilancio da inizio anno in territorio positivo (+1,5%). Anche Francoforte e Parigi hanno archiviato l’ottava con guadagni intorno al 3,5%, sebbene restino ancora sotto i livelli di inizio 2026. A spingere gli investitori è una sorta di “ottimismo del rischio“: la speranza che l’offensiva statunitense, prevista per le prossime due o tre settimane, possa paradossalmente accelerare un accordo risolutivo per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Petrolio e azionario: i due volti della crisi iraniana
Sul fronte delle materie prime, la tensione nello Stretto di Hormuz ha generato dinamiche insolite: se il Brent ha perso il 6% settimanale scendendo verso i 107 dollari, il WTI è letteralmente decollato del 12%, superando i 110 dollari, a conferma di un mercato petrolifero estremamente frammentato e nervoso. In controtendenza il gas europeo (-8%), mentre l’oro torna a brillare sopra i 4.600 dollari l’oncia. Guardando ai singoli titoli di Milano, spicca il prepotente recupero di Stellantis (+12%), che prova a risalire la china dopo un inizio d’anno difficile. Il comparto della difesa e delle infrastrutture resta il vero protagonista del rally: Leonardo, Avio e Prysmian hanno messo a segno rialzi a doppia cifra, confermandosi i titoli rifugio di questa fase di instabilità . Restano invece al palo i bancari, con Mps e Mediobanca in coda al listino, penalizzati da una rotazione settoriale che al momento premia l’industria pesante e i servizi digitali come Nexi.




