MERCATI – Dopo giorni di altissima tensione e quotazioni che avevano spinto il Brent verso la soglia psicologica dei 120 dollari al barile, i mercati energetici ieri hanno segnato un netto cambio di rotta. Il forte ribasso, caratterizzato da cali a doppia cifra per il Brent (-10,4%) e il WTI (-11,1%), è stato innescato principalmente dalle ultime dichiarazioni del presidente Donald Trump ai microfoni di NBC. L’annuncio di una possibile de-escalation del conflitto nel Medio Oriente e l’ipotesi di una missione della marina statunitense per scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz hanno restituito fiducia agli investitori. Questo “scudo americano” punta a garantire il libero flusso di greggio, disinnescando il rischio di un blocco totale delle forniture globali.
Riserve strategiche e G7: la strategia globale contro il caro energia
A consolidare il trend ribassista contribuisce l’azione coordinata delle grandi potenze mondiali. I Paesi del G7, in stretta collaborazione con l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), stanno valutando lo svincolo record di circa 300-400 milioni di barili dalle riserve strategiche nazionali. Questa mossa preventiva mira a saturare l’offerta e a prevenire speculazioni derivanti dall’instabilità nel Golfo Persico. Sebbene la volatilità resti alta, la combinazione tra diplomazia aggressiva e interventi tecnici sulle scorte sta spingendo i prezzi di petrolio e gas verso il basso, offrendo un momentaneo sollievo alle borse internazionali e attenuando le preoccupazioni sull’inflazione energetica globale.














