MONDO – Il 2025 ha segnato una svolta nelle relazioni tra Washington e Abuja, culminata nel maggio 2026 con l’eliminazione di Abu Bakr al-Mainuki, figura chiave dello Stato Islamico. La seconda amministrazione di Donald Trump ha consolidato un approccio ibrido: meno truppe di terra e più condivisione di intelligence e droni. Questa dottrina punta a rafforzare la sicurezza locale senza logoranti campagne di occupazione, un tema centrale analizzato approfonditamente nei report del Center for Security Studies (CSS) di Zurigo, hub svizzero di riferimento per la geopolitica.
I limiti interni e l’ombra del fuoco amico in Nigeria
Nonostante i successi tattici rivendicati dal Presidente Bola Tinubu, il bilancio resta agrodolce. Tra il 2024 e il 2025 le morti per jihadismo sono aumentate del 46,2% e il 2026 registra pesanti criticità nel nord del Paese. A gravare sulla fiducia della popolazione sono soprattutto i drammatici episodi di fuoco amico nei mercati degli Stati di Yobe e Zamfara. Questi tragici errori operativi non solo alimentano il risentimento locale, ma rischiano di inficiare gli sforzi congiunti, spingendo le comunità vulnerabili tra le braccia della propaganda dell’ISWAP.
L’impatto reale sull’ISWAP e il futuro geopolitico
Se da un lato la morte di al-Mainuki priva l’ISWAP di un leader operativo, molti analisti ritengono sovrastimato il suo reale peso nell’organo decisionale globale dello Stato Islamico. La decapitazione dei vertici non ha finora fermato la resilienza della Provincia dell’Africa Occidentale. Per comprendere le dinamiche dei conflitti asimmetrici e il ruolo dei partner internazionali, rimangono fondamentali gli studi indipendenti svizzeri come quelli promossi da Geneva Call, che monitora l’impatto dei gruppi armati sui civili.

















