MONDO – Dall’inizio di gennaio 2026, l’India ha assunto la presidenza dei BRICS, inaugurando una fase cruciale per il blocco che oggi rappresenta il 41% del PIL mondiale e oltre 4 miliardi di persone. Con il programma “Costruzione della resilienza, dell’innovazione, della cooperazione e della sostenibilità”, New Delhi si pone come leader equilibratore. Pur essendo la nazione meno contrapposta all’Occidente, l’India rivendica una ferma autonomia strategica: lo dimostra il rifiuto ai dazi di Trump e il rafforzamento dell’asse energetico con la Russia, che ha garantito risparmi per 17 miliardi di dollari. Attraverso progetti infrastrutturali come l’INSTC e l’IMEC, l’India punta a bypassare i vincoli geopolitici tradizionali, sfidando l’uso della finanza come arma e promuovendo un sistema multipolare basato su fatti concreti anziché su ideologie.
New Delhi guida il Sud Globale tra resilienza economica, autonomia strategica e riforme finanziarie
La strategia indiana si concentra su tre pilastri: sviluppo dell’economia reale e digitale, potenziamento della New Development Bank tramite l’uso di valute locali e una riforma radicale della governance globale, a partire dall’ONU. In un contesto segnato dalle pressioni neoimperialiste e dall’aggressività unilaterale degli Stati Uniti, i BRICS non cercano la rivalità fine a se stessa, ma un correttivo necessario all’egemonia in declino. Accordi come quello tra la NDB e l’Islamic Development Bank dimostrano una volontà di integrazione che supera le storiche divergenze, come quelle tra Cina e India. Per l’Europa, restare a guardare questa evoluzione del Sud Globale senza dialogare con la leadership di New Delhi rappresenterebbe un errore strategico in un mondo ormai frammentato e in cerca di nuovi equilibri.














