MONDO – Una delegazione bipartisan del Senato USA è giunta a Taipei con una missione cruciale: sbloccare il pacchetto da 40 miliardi di dollari per la difesa, attualmente congelato dalle dispute tra il governo di Lai Ching-te e l’opposizione del Kuomintang. I senatori Jeanne Shaheen e John Curtis hanno ribadito che la “strategia del porcospino” non può prescindere da un impegno finanziario autonomo dell’isola. Washington chiede segnali concreti di auto-deterrenza, avvertendo che, senza un aumento della spesa militare locale, il supporto americano potrebbe vacillare. Per il Congresso, la credibilità di Taiwan passa dalla sua capacità di armarsi, un principio che si allinea alla visione “America First” e alla necessità di rendere l’isola un boccone troppo amaro per le ambizioni di Pechino.
Delegazione USA a Taipei: stallo sul budget militare e ombre sul futuro asse Trump-Xi
Il pressing giunge in un momento di estrema incertezza diplomatica, a poche settimane dal previsto incontro tra Donald Trump e Xi Jinping. Il timore di Taipei è che il sostegno statunitense diventi merce di scambio in una più ampia intesa commerciale e tecnologica tra le due superpotenze, che potrebbe includere anche la gestione di TikTok. Mentre i senatori descrivono il rapporto USA-Cina come un «matrimonio che necessita di consulenza, non di divorzio», l’amministrazione continua a bilanciare la vendita di armi con una cautela strategica volta a evitare escalation pre-vertice. In questo delicato equilibrio, il messaggio della missione è chiaro: il teatro Indo-Pacifico resta prioritario, ma Taiwan deve dimostrare di voler investire per prima sulla propria sopravvivenza.




