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Un’economia di guerra condivisa: l’asse tra Mosca e Pyongyang

MONDO – L’integrazione tra Russia e Corea del Nord ha superato la fase della mera intesa politica per trasformarsi in un sistema economico-militare strutturato. Come evidenziato dal report del Nato Defense College, il legame si fonda su una compensazione reciproca vitale: Pyongyang garantisce i volumi di fuoco necessari alla guerra d’attrito in Ucraina, inviando milioni di munizioni, razzi e proiettili per RPG, oltre a manodopera e truppe. In cambio, il Cremlino fornisce petrolio, derrate alimentari e un supporto tecnologico cruciale per la sopravvivenza del regime di Kim Jong-un. Non si tratta di una collaborazione temporanea, ma di una catena di approvvigionamento che permette a Mosca di preservare le proprie industrie belliche d’avanguardia delegando alla Corea la produzione del materiale convenzionale.

Tra logistica clandestina e scambi miliardari, il rapporto tra Russia e Corea del Nord ridefinisce gli equilibri strategici globali

Il cuore di questa operazione batte lungo rotte logistiche clandestine che collegano il porto nordcoreano di Rajin alle basi russe di Tikhoretsk via ferrovia. Tra settembre 2023 e febbraio 2024, oltre 10.000 container hanno attraversato il confine per un valore stimato tra i 4,3 e i 4,8 miliardi di dollari, una cifra che triplica il budget annuale per la difesa di Pyongyang. Le proiezioni indicano che, se il ritmo attuale dovesse mantenersi, il valore degli scambi potrebbe toccare i 15 miliardi di dollari nei prossimi anni. Questo “trade-off” garantisce alla Russia una massa critica di armamenti, seppur datati, e assicura alla Corea del Nord le risorse necessarie per modernizzare i propri apparati sensibili, consolidando un asse che sfida apertamente le sanzioni internazionali.

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