MONDO – L’annuncio di una tregua pasquale tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky rappresenta un momento di silenzio relativo in un conflitto che dura da quattro anni, ma non segna una svolta verso la pace. Queste trentadue ore di sospensione appaiono più come uno strumento di propaganda che come un reale percorso negoziale. Mosca punta a proiettare un’immagine di distensione internazionale per rompere l’isolamento, mentre Kiev accetta l’iniziativa per rispetto del valore religioso e umanitario, pur mantenendo alta la guardia. Sul campo, lo stallo rimane invariato: la pausa serve tecnicamente a testare le catene di comando, ma le divergenze strategiche tra le parti restano incolmabili.
Lo scenario globale: tra crisi energetica e nuovi equilibri
Oltre il fronte militare, il conflitto si gioca sul piano economico. L’Ucraina ha intensificato gli attacchi alle infrastrutture petrolifere russe, ma l’impennata dei prezzi del greggio crea un dilemma per gli alleati occidentali, costretti a bilanciare il sostegno a Kiev con la stabilità dei mercati energetici. Con gli Stati Uniti sempre più focalizzati sulle tensioni in Medio Oriente e nello stretto di Hormuz, l’Ucraina teme di perdere centralità diplomatica. La tregua pasquale, dunque, offre solo un temporaneo beneficio d’immagine: il destino della guerra resta legato a variabili energetiche globali e a una rinegoziazione degli equilibri tra le grandi potenze.

















