ECONOMIA – L’economia mondiale barcolla sotto il peso del conflitto in Medio Oriente, rischiando di scivolare verso la terza recessione del ventunesimo secolo. Nel nuovo World Economic Outlook, il Fondo Monetario Internazionale lancia un monito severo: se la crisi dovesse inasprirsi, il Pil globale potrebbe frenare fino al 2%. Una soglia critica che, storicamente, ha preceduto solo i grandi crolli del 2008 e della pandemia. Le tensioni geopolitiche non minacciano solo la crescita, ma evocano lo spettro della “più grave crisi energetica dei tempi moderni”, alimentata dall’instabilità dei mercati delle materie prime e dal rischio di ritorsioni sulle forniture di terre rare. In questo quadro di estrema incertezza, l’inflazione resta una minaccia persistente, obbligando le banche centrali alla massima vigilanza per evitare che shock prolungati dell’offerta destabilizzino le aspettative dei mercati e il potere d’acquisto delle famiglie.
l World Economic Outlook taglia le stime: Pil al +0,5% mentre lo scenario peggiore ipotizza un rallentamento mondiale al 2%
Il rapporto del Fmi delinea un sentiero stretto e in salita. Le stime di crescita per il 2026 e il 2027 sono state tagliate allo 0,5%, con una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto alle precedenti proiezioni di gennaio. Questo rallentamento riflette la fragilità della zona euro, la cui crescita complessiva è stata rivista al ribasso (1,1%), frenata dalle difficoltà di Germania e Francia. Il Fondo esorta i governi a salvaguardare la sostenibilità fiscale e ad attuare riforme strutturali urgenti, avvertendo che l’aumento delle spese militari potrebbe sì stimolare l’attività a breve termine, ma a prezzo di un debito insostenibile e di possibili disordini sociali. Unica nota di speranza rimane l’intelligenza artificiale: se adottata rapidamente, potrebbe generare quei guadagni di produttività necessari a controbilanciare i venti contrari di una frammentazione commerciale sempre più evidente.

















