MERCATI – Wall street si sta allontanando sempre di più da main street? A cura di Fabrizio Quirighetti di Decalia. I mercati mondiali hanno continuato a registrare un lento ma costante rialzo nonostante un contesto geopolitico ancora instabile, caratterizzato da una prolungata interruzione del traffico nello Stretto di Hormuz. I mercati hanno trovato un sostegno sempre maggiore nelle continue speranze di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, nonché nella solidità dei fondamentali macroeconomici e aziendali, con una crescente divergenza tra un’economia statunitense ancora solida e un’Europa molto più debole. La prima continua a beneficiare del boom degli investimenti legati all’IA, della resilienza dell’attività manifatturiera, della spesa per infrastrutture e dei solidi utili societari. Nel frattempo, l’Europa è appesantita dall’aumento dei prezzi dell’energia e da un rallentamento dell’economia interna. A livello globale sono riemerse le pressioni inflazionistiche, alimentate in gran parte dallo shock energetico, costringendo i mercati a riconsiderare la narrativa incentrata esclusivamente sui tagli dei tassi e a rivalutare progressivamente un regime monetario caratterizzato da tassi più elevati per un periodo più lungo, con alcune banche centrali che stanno addirittura valutando ulteriori aumenti.
Gli asset rischiosi hanno continuato ad evidenziare una buona tenuta
Ciononostante, gli asset rischiosi hanno continuato ad evidenziare una buona tenuta, dato che gli investitori tendono sempre più a considerare l’attuale contesto non tanto come uno shock recessivo, quanto come un periodo caratterizzato da una crescita moderata, un’inflazione persistente e un sostegno fiscale costante. I mercati azionari globali hanno continuato a registrare nuovi massimi, trainati principalmente dai titoli tecnologici statunitensi e asiatici, in particolare dai produttori di semiconduttori e hardware che beneficiano del boom degli investimenti nell’IA, con anche i titoli del settore energetico che hanno registrato una performance superiore alla media. Nonostante un’ottima stagione degli utili negli Stati Uniti (sorprese positive diffuse e revisioni al rialzo), la partecipazione al mercato rimane limitata e la concentrazione è ulteriormente aumentata, il che significa che i nuovi picchi di mercato sono accompagnati da un peggioramento dell’ampiezza. Anche il sentiment e il posizionamento sono diventati meno favorevoli, passando dalla paura all’avidità e da condizioni di ipervenduto a condizioni sempre più di ipercomprato.
Crescita globale resiliente
Il nostro scenario macroeconomico di riferimento rimane quello di una crescita globale resiliente ma sempre più eterogenea, in un contesto mondiale più frammentato e incerto. Gli Stati Uniti dovrebbero continuare a rappresentare il principale motore dell’economia mondiale grazie agli investimenti basati sull’IA, alle misure di sostegno fiscale e alla resilienza del settore manifatturiero, mentre l’Europa rimarrà probabilmente frenata dall’aumento dei costi energetici e da un rallentamento della dinamica congiunturale. Le dinamiche inflazionistiche sono tornate a presentarsi più complesse a seguito del recente shock energetico, determinando una battuta d’arresto nel processo di disinflazione globale e costringendo i mercati ad adeguarsi a un contesto di politica monetaria caratterizzato da tassi più elevati per un periodo più lungo. Ciononostante, riteniamo che l’inflazione dovrebbe rimanere sostanzialmente sotto controllo nel medio termine, soprattutto se la crescita dovesse rallentare gradualmente e gli effetti di secondo impatto sui prezzi rimanessero contenuti.
La politica monetaria
In questo contesto, la politica monetaria dovrebbe continuare a dipendere in larga misura dai dati, con alcune banche centrali dei mercati sviluppati che potrebbero prendere in considerazione ulteriori misure di inasprimento prima che possa riprendere una normalizzazione significativa. Il nostro scenario ribassista continua a ruotare attorno a un regime stagflazionistico caratterizzato da un’inflazione di fondo persistentemente elevata, condizioni monetarie più restrittive e rischi crescenti di recessione o instabilità finanziaria, potenzialmente amplificati da ulteriori shock sui prezzi delle materie prime, squilibri nel credito privato o un rallentamento più marcato in Cina. Al contrario, lo scenario ottimistico richiederebbe un miglioramento della situazione geopolitica, prezzi dell’energia più bassi, una disinflazione più rapida e maggiori aumenti di produttività derivanti dalla rapida adozione dell’IA, il che finirebbe per sostenere sia la crescita che gli asset rischiosi.
Gli investimenti
Ciò ci induce a mantenere un approccio tattico di allocazione prudente ma non difensivo, rimanendo leggermente sottopesati in azioni pur riconoscendo che la crescita resiliente, il forte slancio degli utili e il ciclo di investimenti in corso nel settore dell’IA continuano a sostenere gli asset rischiosi. Continuiamo a privilegiare società di alta qualità dotate di un forte potere di determinazione dei prezzi, flussi di cassa ben definiti e un potenziale di crescita strutturale, mantenendo al contempo un’esposizione selettiva ai titoli ciclici, value e alle società a piccola e media capitalizzazione, che potrebbero trarre vantaggio da un miglioramento dell’ampiezza del mercato. A livello regionale, continuiamo a privilegiare gli Stati Uniti e la Svizzera, vista la loro maggiore visibilità sugli utili e l’orientamento verso titoli di qualità, mentre manteniamo un atteggiamento più cauto nei confronti dell’Europa, del Regno Unito e dei mercati emergenti esposti all’aumento dei prezzi dell’energia e a condizioni finanziarie più restrittive.
Nell’universo del reddito fisso, continuiamo a privilegiare i titoli di credito investment grade di alta qualità con scadenze comprese tra i 3 e i 5 anni, in quanto rappresentano un’opportunità di carry interessante senza un rischio di duration eccessivo. Tra le alternative, privilegiamo sempre strategie non correlate, quali i CTA, gli approcci market neutral e di arbitraggio, in un contesto macroeconomico e politico caratterizzato da incertezza. Rimaniamo inoltre fedeli alle nostre previsioni costruttive a medio termine sull’oro, su alcune materie prime e sulle valute difensive come il franco svizzero, mentre diventiamo progressivamente meno pessimisti sul dollaro statunitense, vista la resilienza dell’economia americana e le prospettive sempre più remote di un allentamento monetario da parte della Fed nel breve termine.
Il contesto macroeconomico verso un equilibrio più complesso
Nel complesso, il contesto macroeconomico continua a evolversi verso un equilibrio più complesso, caratterizzato da una crescita resiliente ma disomogenea, da una volatilità dell’inflazione strutturalmente più elevata, da un margine di manovra più limitato per le banche centrali e da tensioni geopolitiche persistenti. Sebbene questo contesto scoraggi un’eccessiva propensione al rischio e richieda una maggiore selettività tra le diverse asset class, non fa ancora presagire uno scenario di recessione o di crisi sistemica dei mercati. I mercati si stanno adeguando sempre più a un contesto caratterizzato da una crescita nominale più elevata, da un maggiore intervento fiscale e da dinamiche di investimento guidate dall’IA, nonostante la politica monetaria diventi meno espansiva. Pertanto, mantenere un’esposizione diversificata su asset di alta qualità, titoli ciclici selezionati, opportunità di carry e coperture opportunistiche rimane, a nostro avviso, il modo più appropriato per affrontare i prossimi mesi.

















