MONDO – Le Nazioni Unite si trovano sull’orlo di una crisi senza precedenti: secondo Catherine Pollard, Sottosegretario generale per la gestione, il saldo di cassa attuale garantirà la copertura degli obblighi legali solo fino a metà agosto 2026. Nonostante un inizio d’anno che ha visto incassi record, il “buco” lasciato dai contributi non versati negli anni precedenti ha generato arretrati per 1,57 miliardi di dollari nel bilancio ordinario. Se gli Stati membri non provvederanno al saldo integrale e tempestivo delle quote dovute, l’Organizzazione non sarà in grado di finanziare il proprio programma di lavoro fino a dicembre. Ad oggi, la riscossione stimata per l’intero anno si ferma al 91,1%, con grandi debitori come Stati Uniti, Cina e Giappone che pesano in modo significativo sulle finanze del Segretariato, rendendo necessaria una revisione radicale delle norme finanziarie per evitare l’insolvenza.
ONU: crisi di liquidità e il circolo vizioso dei crediti residui
La situazione è aggravata da un paradosso normativo che la Pollard ha definito un “circolo vizioso”: l’obbligo di restituire agli Stati i fondi non spesi, anche quando il risparmio deriva proprio dal mancato incasso dei contributi iniziali. Questo meccanismo eroderà la liquidità per altri 1,3 miliardi di dollari nel 2027, riducendo ulteriormente la capacità operativa. La carenza di fondi colpisce duramente anche le operazioni di mantenimento della pace, dove è già stata avviata una riduzione della spesa del 15% per far fronte a debiti che superano i 3,5 miliardi di dollari. La stabilità dell’ONU dipende ora dalla volontà politica dei governi di onorare i pagamenti entro i termini previsti, garantendo quella prevedibilità finanziaria indispensabile per la cooperazione internazionale e la sicurezza globale.

















