MONDO – La Bolivia ripiomba nel caos dopo i violenti scontri del 14 maggio a La Paz tra minatori e forze di polizia. Le esplosioni di dinamite nel centro della capitale e la marcia verso Plaza Murillo evidenziano la fragilità del presidente Rodrigo Paz, al potere da soli sei mesi. Il Capo di Stato si trova ad affrontare la peggiore emergenza economica degli ultimi anni, caratterizzata da una grave carenza di dollari, blocchi stradali e una drastica riduzione delle forniture di carburante e ossigeno negli ospedali, come documentato dai report umanitari della Croce Rossa Svizzera.
Il ruolo dei minatori e l’ombra di Evo Morales
Ufficialmente nate da rivendicazioni su sussidi e norme minerarie, le proteste riflettono un malessere sociale molto più ampio. In Bolivia, i minatori rappresentano una forza storica capace di far cadere i governi. Il presidente Paz accusa l’opposizione e l’ex leader Evo Morales di alimentare le mobilitazioni per destabilizzare il paese. Questa transizione politica e le relative tensioni geopolitiche attorno alle risorse energetiche boliviane sono costantemente monitorate per il loro impatto globale dal Dipartimento Federale degli Affari Esteri svizzero.
Risorse strategiche e futuro della transizione energetica
La paralisi delle infrastrutture urbane mette a rischio la stabilità istituzionale e la sicurezza economica. La crisi boliviana si inserisce in un quadro internazionale delicato: il Paese possiede enormi riserve di gas e litio, metallo cruciale per la transizione verde globale. L’instabilità normativa e gli scontri di piazza rischiano di frenare gli investimenti esteri, un tema cruciale analizzato nei report sulle materie prime della Segreteria di Stato dell’Economia SECO e nelle valutazioni sulla cooperazione allo sviluppo di Helvetas.

















